Relazione della Corsica di Giacomo Boswell (1769)

Relazione della Corsica di Giacomo Boswell scudiere trasportata in italiano dall'originale inglese stampato in Glatgua nel 1768

Boswell, James Londra [i.e. Lugano], 1769

Link permanente all’opera completa: http://dx.doi.org/10.3931/e-rara-14308

Il libro è conservato presso la Biblioteca Salita dei Frati, Lugano

Estratto da pagina CCXXXIX  a pagina CCXLIII

 

In queste poche pagine James Boswell parla dell’Isola di Capraia nel contesto di un libro interamente dedicato alla Corsica e narra in particolare della conquista ad opera dei Corsi.

Il libro originale esce nel 1768, questa è la traduzione in Italiano. Ho corretto solo alcune cose dal testo originale, le f sono diventate s, la punteggiatura dell’epoca è stata in parte modificata ed il nome Damari è stato tradotto in De Mari.

Da queste pagine si possono ricavare delle notizie interessanti. Si ricorda il dominio feudale dei signori De Mari che finì a tutti gli effetti per una ribellione dei Capraiesi. Il numero di abitanti dell’epoca era di circa tremila, l’isola infatti proprio nel settecento raggiunse il massimo di abitanti grazie al fiorire dei commerci marittimi. Gli uomini Capraiesi erano per lo più impegnati come marinai in una flotta di Gondole Capraiesi e si conferma che le donne erano addette all’agricoltura ed in particolare a curare le vigne nei terrazzamenti che infatti ricoprono ancora tutta l’isola.

Fabio Guidi

 

Pagina CCXXXIX

Capraja, o Caprara è situata  al Levante circa 25 miglia da Capo Corso, dirimpetto alla Costa di Toscana.

Quest’Isola fu già annessa al Regno di Corsica, come parte del Territorio Feudale della Nobile Famiglia De Mari, che ne furono privati dai Genovesi.

Capraja è circa 40 miglia di circonferenza. Tutta quest’Isola è sommamente scoscesa, e di superficie secca, e diruta. E' tutta all'intorno cinta di rocce, ed è quasi inaccessibile d'ogni parte, se non se ne eccettui un Porto ottimo nel quale un gran numero di Vascelli, che passano il Mediterraneo, sono soliti di ricoverarsi . Contiene più di tremila abitanti, i quali tutti sono radunati in una Città all’estremità dell’Isola sopra il Porto.

Gli uomini di Capraja sono forti, e robusti, vanno tutti sul Mare, e sono riputati li più arditi, e più esperti Navigatori di quella parte del Mondo.

Le donne s'occupano principalmente in coltivar le vigne, di cui abbonda quest’Isola. Evvi quì una forte Cittadella fabbricata sopra, un' alta

 

Pagina CCXL

rocca, che domina la Città, ed il Porto è ben provvista di Artiglieria, ed i Genovefi vi tengono Guarnigione. Sonovi pure due altre Torri alle due estremità dell'Isola fabbricate piuttosto per scoprire i Corsari di Barbaria, che per difendere un Paese così ben fortificato dalla natura.

(i) Nel mese di Dicembre 1766 il Signor Paolo Mattei di Centuri, essendo andato in Francia per trattare qualche negozio privato, nel suo passaggio sbarcò a Capraja, dov'ebbe gran pena d'informarsi della situazione della Guarnigione del Porto, delle Coste, della scarsezza delle provvigioni, e della poca attenzione, con cui quell'Isola era difesa.

Al suo ritorno in Corsica propose a Paoli di fare

 

(i) Io sono pratico dell’Isola di Capraja; perchè nel mio ritorno dalla Corsica essendovi gettato dalla tempesta, vi dimorai sei giorni, e fui alloggiato in un Convento di Religiosi Francescani, che mi usarono molta Ospitalità. Mi occupai in descrivere minutamente tutte le cose di quell'Isola; e conservo ancora quelle memorie, che talora leggo per passatempo.

 

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una discesa nella Capraja. La proposizione fu tosto approvata, e la condotta di quefl'impresa fa appoggiata al Signor Achille Murati Comandante di Erbalonga, ed al Signor Giambatisla Ristori Comandante di Furiani, che nella sera delli  16 Febbrajo 1767 mise alla vela dal Porto di Marinajo accompagnato dal Signor Mattei, e da altri nobili Giovani Gentiluomini delle principali famiglie delle Provincie di Capocorso, e Nebbio che elessero di servire come volontari. Avevano altresì alcuni Caprajesi per servirli di guida.

Sbarcarono in quella notte a Capraja. Significarono ai Caprajesì, che non erano venuti con nemiche intenzioni contro di loro; ma soltanto per espellere dalla loro Patria li Genovesi, affinchè gli abitanti di Capraja partecipassero dei fortunati frutti della libertà, unitamente ai Corsi antichi amici loro, dond' è, che in vece d' incontrar opposizione speravano di eseere ricevuti con cordialità. Sopra del che un numero di abitanti si unì loro immediatamente, ed assediarono la Cittadella. Furono li Genovesì di ciò offesi estremamente nel vedere, che quegl’Isolani, che loro spacciavano

 

 

Pagina CCXLII

come un Corpo di Ribelli tenuti in freno dalla Guardia Francese, erano per fare una vigorosa sortita, e spogliarli della Sovranità di un altra Isola nel Mediterraneo, accidente, che non avrebbe mancato di divulgarli per l' Europa, e contribuire egualmente alla gloria de' Corsi che all’ignominia de' Genovesi. Non risparmiarono a questo fine ne fatica, nè spese per mandar a vuoto quell'impresa.

Spedirono un ragguardevole armamento sotto il comando del Signor Agostino Pinello uomo di sperimentata attività, e di gran valore, attualmente Senatore di Genova.

Spedirono altresì il Colonnello Antonio Marra con un corpo di scelta Soldatesca, che coll’aiuto di una Galera di Schiavi Caprajesi pervenne al disbarco in un luogo negligentato da' Corsi, perché creduto inaccessibile.

Mentre Marra attaccava i Corsi per terra, il Signor Pinello gli attaccava per Mare in due diverse parti, di maniera che ebbero a sostenere un' azione delle più difficili, e delle più vive. Ciò non ostante fu battuto Pinello, ed il distaccamento di Matta fu totalmente sconfitto.

 

Pagina CCXLIII

Bramerei di riferire le varie circostanze di quella spedizione, ed ho materiali sufficienti per farlo; ma il piano della mia Opera non mel[o] permette. La Cittadella di Capraja si arrese ai 29 di Maggio. I Corsi accrebbero considerevolmente il dominio loro per mezzo di quella conquista, ed acquisirono un aumento di persone molto utili, e sono al caso d'impedire, o almeno di rendere sommamente difficile la comunicazione tra Genova, e le loro Guarnigioni in Corsica.

Il Signor Giacomo Stevart ci fa vedere i Corsi sotto un' aspetto poco favorevole. Le di lui parole sono (i). I Corsi hanno venduto la miglior parte della lor Isola ai Genovesi, ed ora dopo averne speso il prezzo nel portare damaschi, e velsuti, andarono per ricuperarla confiscando la proprietà de' Genovesi, che hanno pagato per ritiratone il prezzo con la bilancia del loro commercio con quest'Isolani.

Col permesso di quello rispettabile Scrittore, non era

 

(i) Ricerche de' principj dell'economia politica s b. t. cap. 19.

 

 

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