Isola di Capraia: Approfondimenti

Le isole sono luoghi di fuga. Ci affascina sognarle. Ci rapiscono una volta approdati


Benvenuti nella più selvaggia e naturale delle Isole Toscane

 

VISITA IL NOSTRO NUOVO SITO WWW.ISOLADICAPRAIA.IT

Agenzia Viaggi Parco: Telefono 0586905071 3493033411 - Mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questo sito utilizza cookie tecnici, diretti o di terze parti, finalizzati a garantire il corretto funzionamento del sito, senza dei quali la tua esperienza di navigazione non sarebbe gradevole. Vengono esclusi in ogni forma i cookie di profilazione.

 

 

Autunno 1853, il Forte San Giorgio precipita nel mare di Capraia!

Il Forte San Giorgio prima del crollo.

Carta – risalente al 1767 - che è conservata in Archivio di Stato di Torino, fondo Carte del Genovesato, di Anonimo, Capraia assediata dai corsi di Pasquale Paoli, s.d. (ma secolo XVIII)


di Fausto Brizi

 

Autunno 1853, il Forte San Giorgio precipita nel mare di Capraia!

 

La storia secolare dell’antico forte genovese di San Giorgio nell’isola di Capraia è segnata da un drammatico episodio che determinò una significativa mutilazione di tale struttura. Nel 1853 infatti, per cause naturali legate all’erosione marina, crollarono le volte di alcune grotte sottostanti la fortezza (la più vasta era detta “del Morgano”) determinando il cedimento di una vasta porzione del forte con la conseguente rovina a mare di vari edifici e piazze esistenti all’interno del suo perimetro. L’ala più colpita fu quella posta a nord-est ove, al momento dei crolli, esistevano alcuni immobili adibiti a diversi usi (uffici, magazzini, forni, prigioni, etc.) connessi alla presenza di una guarnigione militare piemontese e di un “bagno marittimo”.

Al tempo, Capraia faceva infatti parte del Regno di Sardegna che dal 1815 aveva stanziato sull’isola un distaccamento di fanti di marina “Real Navi” alloggiati nel forte ove si trovavano sia il comandante dell’Isola col suo “aiutante di piazza” sia il comandante dl distaccamento. Dal primo dipendevano 3 “alcaidi” e 9 guardiani di torri (Porto, Zenobito, Barbici) e pure alcune decine di “militi urbani”. Come già detto, il Forte ospitava pure un piccolo bagno penale con circa una trentina di condannati impiegati nei lavori di rinnovamento del porto promossi dal governo di Torino. Il bagno dei condannati e gli uffici del personale civile impiegato nella relativa “azienda” erano situati proprio nella zona che doveva sprofondare nell’autunno del 1853. Di quel tragico crollo sappiamo qualcosa attraverso le “vecchie” annotazioni del Cionini più recentemente riprese dal Riparbelli, ma ora un manoscritto anonimo già appartenuto al politico risorgimentale  Giorgio Asproni ci consente di aggiungere qualche particolare in più in attesa che possano essere consultati altri materiali giacenti nell’archivio di stato centrale in Roma.

Come si è detto il manoscritto è anonimo, non datato né firmato. Tuttavia, per i suoi contenuti, è possibile farlo risalire al 1853-54 ed attribuirlo a persona assai informata sui fatti, si direbbe ad un testimone oculare degli eventi. Il taglio è descrittivo e polemico al tempo stesso: al racconto minuto degli eventi si accompagna la costante critica nei confronti delle autorità deputate a far fronte alle conseguenze della gigantesca calamità. Il comandante dell’Isola Boggiano, il Commissario (di Marina) Morin e l’ingegnere militare Boraggini vengono aspramente criticati per la loro viltà, imperizia ed accentuata disonestà essendo dipinti – attraverso esempi piuttosto eloquenti - come dei veri e propri approfittatori delle sciagure altrui (in questo caso dello stato sabaudo). Il nostro Anonimo li tratteggia infatti come perennemente intenti a sfuggire dai pericoli, ad accaparrarsi beni di ogni tipo (legname, tegole, arredi, etc. asportati dal forte) e, fatto davvero clamoroso, a vendere pesci e sigari sui vapori postali! L’unico a salvarsi sembra essere il comandante del distaccamento, tale Serasio, il cui intrepido comportamento viene più volte elogiato nel manoscritto così come i fanti che sono molto apprezzati dall’Anonimo per il loro indomito impegno nel ripulire il forte da un vero e proprio mare di macerie.

Di notevole interesse è l’esatta scansione degli eventi; non si trattò infatti di un unico gigantesco crollo, ma di più frane che dapprima compromisero l’assetto della fortezza e poco dopo determinarono la sparizione di circa un quarto/un terzo della stessa. C’è peraltro discrepanza tra il frontespizio e il contenuto del manoscritto: nel primo sono indicate le date del 7, 11, 13 ottobre e 15 novembre; nel secondo quelle dell’8, 11, 13 ottobre e 12, 15 novembre. Comunque sia, il primo episodio databile al 7/8 ottobre “lasciò in grave pericolo una rilevante parte delle opere di fortificazione”esistenti nella parte est senza causare vere e proprie distruzioni; durante il secondo, invece, rovinarono in mare alcuni edifici, parapetti e piazzali provocando un enorme boato e la fuga della popolazione dal paese; nel corso del terzo non vi fu che “un avvalamento di poco conto”. Nel mese di novembre, e più precisamente il 12, si verificò un’altra grande scossa a cui seguì la frana di un’ulteriore porzione di fortezza che venne così abbandonata dai soldati; l’ultimo devastante crollo avvenne il 15: gli abitanti dell’isola, soprattutto donne, furono così suggestionati dall’evento da convincersi, complici la pioggia torrenziale ed il lugubre suono delle campane, dell’imminente fine del mondo (!). Il manoscritto è molto preciso nello stabilire quali manufatti furono letteralmente spazzati via dall’enorme frana e quando essi precipitarono; stante la natura sintetica di questa nota si propone qui sotto un’apposita tabella riassuntiva delle diverse citazioni senza ulteriori commenti.

 

Data delle scosse

Parti della fortezza di San Giorgio interessate dai crolli

7/8 ottobre 1853

Restano in grave pericolo (parte Est del forte): “1. tutto il parapetto che dalla cisterna nord la quale trovasi innanzi all’ospedale militare e del bagno conduceva alla batteria del sud-est sottoposta al maschio; 2. tutta la piccola piazza che trovasi innanzi all’alloggio dei guardia-ciurma unitamente all’intera caserma di dette guardie, l’alloggio dell’impiegato dell’azienda il quale trovasi diviso dall’alloggio dei guardia-forzati da un piccolo giardino, oltre una piccola batteria che trovatasi sotto detto alloggio, ed il magazzino generale

11 ottobre 1853

Rovinano in mare: “tutte le opere già citate, cioè l’alloggio dei guardia-forzati, tutto il parapetto, la cucina dei condannati e la loro latrina, la metà del giardino della parte del nord che divideva l’alloggio dei guardia-forzati dall’alloggio dell’impiegato dell’azienda e la metà della piazza che era innanzi all’alloggio del guardiano dei bagni

13 ottobre 1853

Non si verifica che: “un avvallamento di poco conto

12 novembre 1853

Rovinano in mare: “la casa tutta del commissario e metà del giardino della parte del maschio il quale era tutto intatto ancora oltre la metà della batteria del sud-est lasciando un’apertura grandissima, la quale dal maschio prendeva i forni del forte, veniva dirittamente all’ovest nella camera del contabile del distaccamento, poi voltava a nord nella prigione del distaccamento e la latrina ed il camerine superiore oltre i retto dell’ospedale

15 novembre 1853

Rovinano in mare: “il forno principale, il rimanente della piazza dei guardiani del Bagno, tutto il passaggio che dal forno conduceva al maschio lasciando in tal modo il quartiere [militare] sull’orlo del precipizio

 

In sostanza, avendo a mente la carta del Sauli (e, in particolare, la cd. “specialità del forte”) risalente al 1843,  il gigantesco e spaventevole evento di cui si parla in questo articolo – e che tuttavia non causò vittime – provocò la sparizione de: 1) il padiglione degli impiegati (ex quartiere delle donne); 2) i bagni dei condannati (ex antica chiesa di Santa Croce); 3) il locale cucine e forni, 4) il magazzino dei viveri; 5) l’ospedale (ex magazzino del sale e stalla).

Ciò precisato, non si può certo negare la permanenza – in chi scrive - di un certo rammarico per non essere sinora riusciti ad identificare l’autore del prezioso resoconto, ma come si diceva sopra, alcuni indizi quali, ad esempio, l’accentuato anticlericalismo (i frati del convento di S. Antonio sono più volte definiti “fratacci”, il sindaco e gli stessi frati sono apostrofati come “figli di Lojola”!) o il reverente rispetto nei confronti dei militari del “Real Navi” potrebbero essere in seguito utilizzati per delle più approfondite ricerche presso altri archivi e biblioteche. Ecco quindi un altro motivo per scandagliare – ancora – il passato di un’isola minuscola, ma piena di sorprese come la Capraia…

 


Carta Regno di Sardegna, Isola di Capraja, 1852 (particolare del Forte San Giorgio)


 

Fausto Brizi

 

 

 

APPENDICE – Il Manoscritto

Relazione circonstanziata riguardante la rovina del Forte di Capraja avvenuta le sere del 7, 11 e 13 ottobre e il giorno 15 novembre 1853, con una giusta osservazione sulle operazioni, e sui provvedimenti che si presero a tal riguardo.

 

La sera dell’8 ottobre 1853 alle ore 2 del mattino udissi all’improvviso una terribile scossa nel forte dell’Isola di Capraja la quale fecessi sentire anche nel paese il quale trovassi al piede del medessimo. Tutti credettero in quel momento che fosse qualche scossa di terramotto, ma qual fu la sorpresa dei militari che compongono la Guardia del forte, la mattina dell’8 appena giorno i quali ebbero a virificare non essere stata prodotta tale scossa da terramotto ma bensì, dall’essere rovinato in mare una gran parte della base del forte, la quale per essere di una pietra vulcanica, e sabbiosa veniva dal tempo e dal mare in mare distrutta e consunta lasciando sotto la basse del forte una assai grande vasca la quale aveva per volta poca terra e scoglio ed il forte. Nel rovinare, che fece tale opera e prodotta dalla scossa lasciò in grande pericolo una rilevante parte delle opere di fortificazione che esistevano dalla parte Est, cioè: 1° tutto il parapetto che dalla cisterna Nord la quale trovassi inaanzi all’ospedale militare e del bagno conduceva alla batteria del Sud Est sottoposta al maschio; 2° tutta la picola piazza che trovassi inaanzi all’alloggio dei guardia ciurma unitamente all’intiera caserma di dette guardie, l’alloggio dell’impiegato dell’azienda il quale trovassi diviso dall’alloggio dei guardia forzati da un picolo giardino, oltre una picola batteria  che trovavassi sotto detto alloggio, ed il magazzino generale ove eravi tutta la dotazione del forte in materiali d’Artiglieria e Genio ed altri oggetti del Governo.

Trovandosi per tal maniera il magazzino generale in grande pericolo, e solo spinto dal pensiero di poter salvare quanto vi era in esso conservato, il comandante del distaccamento, faceva conoscere al comandante del forte che sarebbe il primo lavoro a fare, ma il comandante del forte poco curandossi di quanto vi era nel magazzino come pure il commissario che col comandante trovassi in piena relazione o forse per trovarsi forse mancante qualche oggetto di dotazione speravano che col precipitare in mare le opere di fortificazione che erano in pericolo, e dovendo pure rovinare l’intiero magazzino generale era per loro un giusto motivo di fare conoscere allora esservi stato il tutto e che la forza maggiore sola poté impedire di salvarla. La mattina dell’11 andante mese alle ore 2 del mattino rovinava in mare tutte le opere già citate, cioè l’alloggio dei guardia forzati, tutto il parapetto, la cucina dei condannatti, e la loro latrina, la metà del giardino della parte del Nord che divideva l’alloggio dei guardia forzati dall’alloggio dell’impiegato dell’azienda e la metà della piazza che era innanzi all’alloggio dei guardiano dei bagni, tanta fu terribile la scossa che la popolazione quasi tutta fuggì dalle loro case  per paura che essendo per lo più di terra non venisse a cedere il loro tetto , ed i soldati componenti il distaccamento temevano pure che la scossa non potesse al loro quartiere apportare qualche danno essendone le mura di terra come pure tutte le fabbriche esistenti nel forte, ma nulla però ebbe a sucedere in male nè per il paese nè per il forte. Fu il primo dovere del comandante di recarsi appena giorno dal guardiano del convento del paese a pregarlo mediante pagamento a fare tre sere continue un triduo per ringraziare il cielo che non aveva fatto succedere veruna disgrazia, ma il comandante del distaccamento fu più suo dovere a virificare se il magazzino generale era rovinato, e visto che era ancora intiero e che ancorché fosse in grave pericolo e non vi fosse che 2 metri di un terreno fragile e tremante per poterssi introdure fece tante premure al comandante del forte che costui, le inviava per mezzo del suo servo la chiava di detto magazzino snza però dargliene avviso nè ordine alcuni d’ufficio onde tentasse la temeraria operazione di salvare quanto in detto magazzino vi era e recatossi al porto dalla mattina non fece ritorno che alla sera speranzoso che avrebbe trovato al suo ritorno, il quale fu a motivo che il servo ovvero spia andò avvisarlo non esserssi fatto alcun lavoro e presa nessuna disposizione da parte del comandante del distaccamento per salvare gli oggetti del magazzeno, cosa che non aggradì nè il comandante del forte nè il commissario. Il giorno 12 però il comandante ancorché non avesse datto aviso al comandante del distaccamento con ufficio ma bensì verbalmente di fare il suo possibile per salvare ogni oggetto di dotazione, allora il Sig. Serasio alla testa del suo distaccamento, il rimo lui introdutossi nel magazzeno generale stante i grandi pericoli, e seguito d tutto il distaccamento il quale secondava il loro comandante con quella calma e sangue freddo, e col coraggio proprio dei Real Navi cominciarono quella rischiosa operazione, il comandante del forte il visto tutti i soldati entro il magazzino cercava di ritirarsi ma chiamato dal Sig. Serasio, tremando per la sua vita entrò nel magazzino,  visto il terreno tutto aperto, ed i tremanti fuggì e si ritirò nel quartiere ove restò fino alle ore 12 precise , e poi si ritirò al porto per essere più sicuro. Il coraggio che il comandante del distaccamento dimostrò, ed il suo bravo distaccamento meritano al certo un premio, ma si seppe che il comandante del forte d'accordo col Sig. Ufficiale Isnardi del Genio, e dell'assistente civile Boraggini i quali stati spediti in quest'isola di Capraja per verificare il guasto del forte nel loro processo verbale e rapporto fatto al Ministero, avendo vissuto a spese del comandante fecero in maniera di fare vedere essere il comandante del forte aver fatto ogni cosa ed assistito per ove eravi pericolo, mentre se i soldati avessero imitato il comandante del forte avrebbero abbandonato il forte; pero il comandante Boggiano per fare veder e che gli stava a cuore il coraggio e il pericolo cui si era esposto il distaccamento scrisse o almeno fece scrivere da persona estranea, una lettera all'Ammiragliato non essendone egli capace, per soddisfazione del comandante del distaccamento, lettera però che nulla diceva, però accompagnata con lettere particolari ai Sig. Segretari dell'Ammiragliato, i quali le pernici di Capraja che il Boggiano invia le piacciano assai, onde non dessero luogo a veruna ricompensa né al Serasio né al distaccamento, e solo quei bravi soldati Real Navi ebbero un 1/4 di vino di rigalo dal loro ufficiale dopo aver esposto migliaja di volte la loro vita nel riporre in salvo ogni oggetto componente la dotazione in caricamento sotto la responsabilità del comandante del forte e del Commissario i quali erano ben lontani dal pericolo per pusilanimità. Il Sig. Isnardi partito che fu per Genova lasciò l'assistente Boraggini il medesimo che pocchi mesi prima era stato delegato alle riparazioni da eseguirsi al forte e alle torri di quest'Isola, e che dei 5.000 franchi che vi era da spendere in riparazioni forse tre al più furono utilisati per il bene del Governo e due furono scialaquati in campagnate e pranzi, e prova sia i lavori che furono fatti appena partito il Sig. Ufficiale del Genio Isnardi, cioè il ponte levatojo stato fatto dal sarto del paese in moltissime giornate Lire 3 cadauna, oltre alli seguenti lavori cioè, scoprire il tetto della casa dell'impiegato dell'azienda le di cui lavagne furono vendute o rigallate di comun accordo del comandante del forte e Commissario e Boraggini, il quale quest'ultimo viveva ed alloggiava nella casa di certo Gio Matteo Cuneo a cui vennero rilascite le lavagne; fu pure scoprito il tetto del rimanente del Bagno e la cucina dell'ospedale, i quali legnami buoni furono utilisati per la formazione di un giardino che l'impiegato dell'azienda Sig. Morin fece fare al porto ove dimora, e furono impiegati a questi lavori diversi abbitanti di quest'Isola a ragione di Lire 2,50 ed una quantità di ragazzi a ragione di Lire 1 ed altri più picoli a centesimi 20 cadauno al giorno; però ebbero l'ardire di criticare il comandante di distaccamento che non volle permettere ai soldati suoi sobordinati di lavorare mentre il comandante del forte non gliene fece con suo ufficio richiesta alcuna. Tutti questi lavori consistettero a salvare legnami di verun valore il quale servì a fare la provvista d'inverno del comandante del forte lasciando i più materiali in deposito nell'ospedale ove fecero una magnifica porta mattonata che non era di verun bisogno per conservarli avendo distrutta l'antica ed aperta la nuova sulla batteria Ovest. Il 13 ottobre succedete un avvalamento di poco conto. La sera del 12 novembre alle ore 10 una scossa terribile fece tremare il forte e il paese tutto con spavvento di quella popolazione ed ebbe a rovinare in fondo al mare la casa tutta del commissario e metà del giardino della parte del maschio il quale era tutto intatto ancora oltre la metà della batteria del Sud Est lasciando un'apertura grandissima, la quale dal maschio prendeva i forni del forte veniva dirittamente all'Ovest nella camera del contabile del distaccamento,  poi voltava al Nord nella priggione del distaccamento e la latrina ed il camerone superiore oltre il retto dell'ospedale, allora la forza abbondonò il forte non essendovi più sicurtà di vita per il distaccamento, ed il comandante del forte ne fu oltremodo contento perchè vedeva in pericolo la sua vita e quella della sua consorte che di pocco ha preso solo dal momento che fu promosso a comandante di quest'Isola. Non si può descrivere la confusione che succedette alla mattina del 13 domenica: gli uomini del paese furono ammessi a lavorare onde trasportare fuori del forte tutto quanto si poté ed allora il Commissario si degnò di introdursi in forte però con tale tremito di paura che forse ne farà una malattia, ed il comandante pensò subito a procurarsi un alloggio in paese prima di pensare a salvare quanto era bisognoso. La polvere fu collocata alla torre del Porto, però quel rimanente che ancor vi era, essendossene stata trasportata una parte pochi giorni prima alla torre del Zenobito. Il Commissario prese a piggione un magazzeno onde riporre quanto veniva fuori dal forte trasportato, però con tale ordine che se ancora vi esiste qualche cosa è solo dovuto alla bontà dei borghesi che la trasportavano mentre nessuno vi era da retirare tutti i materiali in magazzeno, ed il Commissario era sempre in forte però sulla porta pronto a fuggire e solo capace a gridare, il comandante pensava alla sua mobiglia ed ai suoi denari ed alla moglie; l'ingegniere Boraggini, il quale può disporre del comandante e del Commissario a suo piacere come di due servi atteso che l'interesse li rende schiavi del medesimo, comandava a bachetta , e facendo note degli uomini che traslocavano i materiali, e quali precipitavano dal forte sassi enormi, quali dirocavano mura, oltre una turba immensa di ragazzi che oltre non facevano di essere inciampo ai lavoranti i quali guadagnavano Lire 2,50 ed i ragazzi 80 centesimi però il Boraggini non tralasciò di avere a sua tavola i polastri a Lire 3,50 ed i colombi a Lire 2 cadauno e per meglio essere sicuro della vita temendo che la scossa che avrebbe dato e fatto sentire quella gran massa che era in pericolo andò ad alloggiare al porto, mentre doveva ed era suo dovere di rimanere in paese onde essere alla portata di poter suggerire quelle disposizioni che la misera sua capacità le poteva inspirare, ma andando a rimanere al porto poteva essendo nell'alloggio del commissario compilare meglio i conti e le note da spedire all'azienda onde non fare figurare forse i ragazzi a centesimi 80 ma bensì i nomi dei ragazzi a Lire 2,50 così avrebbero tanto lui come il Sig. Morin, Commissario ed il Sig. Boggiano, già assuefatti pocchi mesi prima a vivere alle spalle del Governo per i lavori che dovevano eseguirsi in Capraja e torri, cosa che può ancora verificarsi perchè di quanto si fece poco precipitò per buona sorte, ed essere le torri intatte, e per i lavori che si sono fatti in questa occasione oltre al ponte levatojo fatto tutto di nuovo, oltre la porta dello spedale a nuovo, ed un picolo piedestalo che si voleva fare sotto l'archivolto che dal Bagno è unito all'alloggio dell'ajutante; però non finito essendo grande il pericolo in tale luogo, oltre alle lavagne vendute, o date in rigalo, ed ai legnami  che il commissario ed il comandante ebbero da riempiere le loro cantine per l'inverno ed i guadagni da farsi nelle note delle giornate d'operaj, e quelle dei ragazzi, quei tre Signori possono essere contenti che il Governo le dia luogo di trovare in questa misera isola la California. Il giorno 15 andante alle ore 3 1/2 circa pomeridiane rovinava con grande spavento della popolazione, a cui il Boraggini aveva dato luogo avendo percorso le abbitazioni vicine al forte di abbandonarle, ma però dopo tre vistose scosse rovinò in mare il forno principale, il rimanente della piazza dei guardiani del Bagno, tutto il passaggio che dal forno conduceva al maschio lascindo in tal modo il quartiere sull'orlo del pricipizio ed oltre di essere tutto aperto in varie parti, ed in grande pericolo pure la cisterna del nord ed il rimanente dell'ospedale come pure il maschio e forse la casa del comandante così il forte tutto sarà un muchio di macigni rovinati. Ora però la porta d'ingresso è custodita da una sentinella di giorno, di notte però si ritira chiudendo un picolo rastello, non potendossi chiudere la porta principale così quel poco che vi sarebbe da salvare, se qualche persona avesse volontà di prenderne parte e di impossessarsene è libera di farlo. Rimangono ancora nel forte tutti i pezzi di artiglieria in generale soli oggetti di alcunché di valore; il resto può dirsi di poco valore perchè legname in generale essendo il buono stato utilisato a seconda dei bisogni. Alle ore 5 1/2 circa pomeridiane il Sindaco fece chiamare i fratacci del paese e ordinandoli però con pagamento di fare un altro triduo per ringraziare Dio che il forte continua a cadere però senza fare male ad alcuno. Il suono delle campane  a quell'ora che accompagnate da tremendi tuoni e lampi, oltre una dirotissima pioggia incuttero tanto spavento in questa popolazione principalmente nelle donne che era da tremare perchè molte donne si fecero a gridare per le strade, che la fine del mondo era vicina adducendo il tempo e la caduta del forte, cosa che fece assai sensazione nella popolazione, e solo produtta dalla ignoranza del Sindaco e dei fratti che oltre ad una ipocrizia senza limite e rico di tutte le virtù dei figli di Lojola meno il coraggio mentre dihonora a ogni suo atto la honorata sua carica e fu in ciò secondato pure dai fratti. Riguardo poi al comandante, ecco un esempio delle sue virtù. Un condannato che lo serviva venne a morire, ed essendo che lasciava a mani del comandante le sue paghe dovute dal servizio che prestava in casa sua, morendo vi era da 30 e più lire che il virtuoso Boggiano voleva negare all'ajutante che aveva avuto l'ordine dal morente di ritirarle per farle fare tante preghiere dai fratti. Sentite questa: il Boggiano ebbe l'ardire poi di fare chieder il cappetto o drappo di velluto nero che il Sindaco possede ad uso della sua famiglia per farlo servire per il condannato il quale venne tumulato con tutti i fratti componenti la famiglia in Capraja, ed accompagnato da tutti i suoi compagni di gallera colla cattena e torcia alla mano. Sentite quest'altra: una sera il Boggiano trovò in sua casa una picola moneta di 50 centesimi che il suo servo aveva lasciata sopra un tavolino, e se la pose in scarsella; in quel mentre entra l'ajutante, ad interessarlo che vi era un condannato mezzo ammalato, ed ecco che Boggiano tira fuori i 50 centesimi trovati e  rimetterli nelle mani dell'ajutante pregandolo a voler rimettere quella monetta a mani del condannato. La mattina sucessiva il servo richiese al Boggiano se aveva rinvenuto centesimi 50 dal che rispose di sì, e che andasse pure dall'ajutante a farsele rimettere a cui le aveva rimesse, così il condannato fu obbligato a rimettere i centesimi 50 che aveva appena ricevuti. Il merito principale del comandante Boggiano ed il commissario Morin consistono col fare conoscere al pubblico caprajiese ed a bordo dei vapori postali che per la vendita dei sigari essi tengono il primo posto , mentre andando a dare pratica al vapore e ritirare il piego smerciano da 100 e più mazzi di sigari, oltre i pezzi e altri oggetti. Ciò a chi viene affidata la carica di comandante dell'Isola di Capraja ed a chi viene pure affidata quella dell'amministrazione, come pure quella dei lavori delle imprese per le riparazioni. Ora dovendo nuovamente il distaccamento Real Navi porre in salvo le artiglieri e lavorare sopra un terreno tremante quei poveri soldati cui un ammirabile condotta e disciplina sono pronti al primo tempo che lo permetta mentre continua una dirotta pioggia, ed allora farà il comandante valere il suo coraggio e l'interesse che pose per il Regio Governo mentre non si avvicina neanche al forte tanta è la sua viltà, così i soldati non avranno neanche la consolazione di avere buone parole dei superiori, e forse il loro comandante del distaccamento le farà fare qualche distribuzione di vino se pure il comandante Boggiano non lo impedirà di ciò fare. principalmente poi che venghi difesso al comandante dell'Isola di vendere sigari e pesci a bordo dei vapori postali unitamente al Commissario lasciando così un misero guadagno a questa disgraziata popolazione che ricava il vito da quel pocco trafico.

 

Isola di Capraia: La Mortola

Ultima diramazione del'Ex Carcere verso nord a poche centinaia di metri dalla punta del Dattero e dalla omonima Cala della Mortola. E' stata abbandonata ancora prima della chiusura definitiva del carcere. Si tratta di un magnifico edificio isolato da tutto. La BBC nel 1999 vi ha ambientato una serie di Rough Science (leggi il racconto di Mike). A cavallo del nuovo secolo, il 31 dicembre 1999 vi si è svolto il party "Millenium Mortola" di cui restano alcune tracce. Doveva diventare un eremo ma i frati scoraggiati se ne sono andati da Capraia.

Vedi anche: La Cala della Mortola - Il Dattero - Rough Science

Fa parte di: Ex Carcere

Nel video, girato nel 2002, una carrellata completa di tutto l'edificio. Le scene notturne sono state girate con la luna piena e con una potente fotoelettrica trasportata appositamente.

 

 

Isola di Capraia: Luglio: Il Vado degli Oleandri

Al Porto dietro alla chiesa dell'Assunta lungo la strada che costeggia il campeggio si trova prima una fonte di acqua potabile e poi un ponticello che scavalca il Vado del Porto con la fioritura degli Oleandri.

Gli Olendri del vado del Porto e del Vado dell'Aghiale sono gli oleandreti spontanei più a nord d'Europa.

 

Pagina 1 di 158

«InizioPrec.12345678910Succ.Fine»
How to choose the best web hosting company and put your business to the next level.
Joomla Templates designed by Joomla Hosting